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Lacota a Tremul: l’Unione Italiana condanni la politica della vecchia UIIF

 

UNIONE DEGLI ISTRIANI

LIBERA PROVINCIA DELL’ISTRIA IN ESILIO

 

COMUNICATO STAMPA

Trieste, 24 luglio 2012

 

L’Unione degli Istriani replica a Tremul e conferma: “L’Unione Italiana condanni il ruolo politico della vecchia UIIF, quale organizzazione fiancheggiatrice dell’opera di Tito e del suo disegno annessionistico e totalitario. Poi si aprirà il dialogo.”

Lacota: “I veti posti su basi ideologiche rischiano di sminuire la modernizzazione dell’Ente della minoranza italiana in Slovenia e Croazia”

 

            Il presidente dell’Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota, replica alle prese di posizione della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana che nella sua ultima seduta aveva deliberato, su proposta del presidente Maurizio Tremul, di esprimere parere negativo sulle attività promosse dall’Unione degli Istriani con il contributo del MIBAC.

                  Di seguito le sue dichiarazioni in merito alla posizione assunta dall’Unione Italiana:

                  Prendo atto della delibera della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana e cioè della contrarietà espressa – su basi praticamente di tipo dottrinale - dall’ente di rappresentanza della minoranza italiana in Slovenia e Croazia nei confronti delle attività scientifiche e culturali svolte dall’Unione degli Istriani a favore della collettività degli esuli in esilio, con il supporto di una specifica legge dello Stato italiano, ed attraverso il rispetto pieno di tutti i parametri fondamentali che questa prevede. E’ interessante invece rilevare – e non posso non farlo – come tale “veto” nasconda, probabilmente, una manifesta insofferenza verso quello che normalmente, negli ambienti democratici, viene definito semplicemente confronto oppure discussione”.

                  “Ciò detto, non si può che ribadire quanto già affermato in precedenza rispetto alla funzione decisiva ed attiva che l’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume (UIIF) ebbe dalla sua nascita nel 1944, ed in seguito fino almeno alla fine degli anni ’50: si trattava di un organizzazione istituita e guidata dal partito comunista jugoslavo con il preciso fine politico di spalleggiare i disegni annessionistici di Tito e di metterli in pratica.

                  Mi spiace per Maurizio Tremul, ma quanto affermato è e rimane una verità drammaticamente documentata (e sperimentata da molti istriani, fiumani e dalmati scampati alle purghe dopo l’8 settembre 1943) da quintali e quintali di carte: testimonianze, pubblicazioni, materiali di archivio pubblici e privati, ricostruzioni storiche. La stessa Unione degli Istriani possiede materiali d’archivio fondamentali in proposito ed ha pubblicato diversi volumi storici, tra cui il Grido dell’Istria, che può essere consultato gratuitamente online sul sito dell’associazione.

                  Valga per tutti – ed invito a questo punto anche i membri della Giunta esecutiva presieduta da Tremul a leggerne attentamente  i contenuti – la bella pubblicazione del prof. Giovanni Radossi (ex quadro del Partito comunista jugoslavo di allora e massimo esponente culturale della minoranza italiana in Croazia) edita dalla stessa Unione Italiana non sessant’anni fa, ma nel 2010, dal titolo emblematico “Documenti dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume (gennaio 1947-maggio 1948)”: basterà sfogliare le prime pagine per trovare subito conferma, ripetutamente, delle mie affermazioni. Gli “smemorati” al di qua ed al di là del confine potranno così tornare a ricordare che «l’UIIF era stata costituita su iniziativa, con il benestare e con la protezione del Partito comunista croato»; oppure che, contro la delegazione individuata dal CLN e composta dai fuoriusciti istriani e fiumani «nel giugno 1946 venne costituita, da parte delle autorità politico-militari jugoslave, una delegazione della Regione Giulia per la Conferenza della Pace a Parigi; ne fecero parte, tra gli altri, mons. Božo Milanović, France Bevk, Josip Šestan, Giuseppe Pogassi, Alessandro Destradi, Dušan Diminić ed, in prima persona, il presidente dell’UIIF Dino Faragona».

                  Non può che apparire ridicola, dunque, alla luce dell’enorme documentazione esistente, una simile reazione da parte di chi, da qualche decennio ai vertici dell’Unione Italiana e quindi ben introdotto nell’ambiente, si professa invece pronto al dialogo ed aperto al dibattito.

                  L’Unione degli Istriani è pronta a qualunque collaborazione per superare il passato ed avviare un confronto vero e costruttivo: ma ad una sola, imprescindibile condizione: che si riconoscano, da parte di tutte le parti coinvolte in un futuro processo di ricomposizione, le rispettive ed intere responsabilità storiche.

Se effettivamente l’Unione Italiana di oggi vuole dimostrare di aver tagliato con il suo passato, dovrebbe semplicemente condannare, senza se e senza ma, il ruolo attivo che ebbe l’UIIF – e diversi dei suoi rappresentanti di prim’ordine - in quel preciso periodo.

Altrimenti, spiace constatarlo, si tratta solo di fumo”.

 

UNIONE DEGLI ISTRIANI

 

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