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“Magazzino 18” di Simone Cristicchi, l’Unione degli Istriani approva il copione modificato andato in scena ieri nelle prove generali

UNIONE DEGLI ISTRIANI

LIBERA PROVINCIA DELL’ISTRIA IN ESILIO

Trieste 22 ottobre 2013, ore 15.40

 

COMUNICATO STAMPA

 

“Magazzino 18” di Simone Cristicchi, l’Unione degli Istriani approva il copione modificato andato in scena ieri nelle prove generali

 

         “Dopo aver avuto conferma delle rettifiche, in più punti, del copione dello spettacolo presentato ieri sera durante le prove generali, ritengo non vi siano più elementi ostativi rispetto all’efficacia dell’omaggio che Simone Cristicchi ha voluto fare agli esuli giuliano-dalmati”.

 Questo il commento del presidente dell’Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota, a seguito della conferma avuta nel primo pomeriggio di oggi che le parti oggetto di legittime ed opportune contestazioni da parte del mondo dell’esodo sono state definitivamente stralciate.

 L’inserimento di versi orripilanti riguardanti la controversa e mai chiarita vicenda dello scoppio del rogo dell’ ex hotel Balkan del 1920, del tutto fuori luogo rispetto alla vicenda narrata dallo spettacolo di Simone Cristicchi, avevano disgustato coloro che, in buona fede, avevano creduto nel cantautore. La rivisitazione del testo, con lo stralcio delle frasi dello scrittore Boris Pahor e la correzione di alcuni passaggi, hanno riportato il tutto alla versione originale che aveva ispirato il giovane e brillante musicista.

L’Unione degli Istriani, dunque, apprezzando questa svolta, anche se tardiva, ne prende atto con soddisfazione.

 

UNIONE  DEGLI ISTRIANI

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Conferenza Stampa

INVITO A CONFERENZA STAMPA

Trieste, 25 settembre 2013

 

Presentazione della Conferenza rievocativa dal titolo:

 

3 settembre – 29 settembre 1943:

Tradimenti ed Infoibamenti al Confine Orientale

 

 

 

Si invitano i signori giornalisti a prender parte alla conferenza stampa  convocata dal Presidente Massimiliano Lacota, che avrà luogo, giovedì 26 settembre 2013 alle ore 11.00, presso la sede di via Silvio Pellico 2 a Trieste, per presentare la conferenza di carattere storico rievocativo dal titolo “3 settembre – 29 settembre 1943: Tradimenti ed Infoibamenti al Confine Orientale” che avrà luogo lunedì 30 settembre nella Sala Maggiore di Palazzo Tonello.

 

Oggetto della conferenza il periodo di settembre 1943, con particolare attenzione agli  armistizi firmati dal maresciallo Badoglio, le cui ripercussioni segnarono l'inizio della guerra civile e la spaccatura della società italiana e l'inizio della pulizia etnica al Confine orientale, a danno degli istriani soprattutto.

A settant’anni da quelli avvenimenti si vuole fare ancora luce e rievocare ciò che avvenne con gli interventi del professor Stefano Pilotto, storico, del Presidente dell’Unione degli Istriani Massimiliano Lacota e del direttore dell’I.R.C.I Piero Delbello.

 

                                                                                         UNIONE DEGLI ISTRIANI

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Chiusura dei consolati, l’Unione degli Istriani risponde all’on. Blažina

COMUNICATO STAMPA

Trieste,  5 agosto 2013

 

Chiusura dei consolati, l’Unione degli Istriani risponde all’on. Blažina

 

Lacota: “Non conosce a fondo la situazione e dell’Unione degli Istriani e  delle sue attività, e nemmeno i costi per il mantenimento di molte decine di immobili, spesso vuoti o destinati ad attività commerciali”

 

L’Unione degli Istriani replica alle affermazioni rese dall’on. Tamara Blažina, esponente della minoranza slovena eletta tra le file del PD alle ultime consultazioni politiche.

Il deputato ha criticato nei giorni scorsi la proposta del presidente dell’Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota, il quale nell’aver considerata “ponderata” la decisione del ministro Emma Bonino di chiudere alcuni consolati “superati” in Istria e Dalmazia, nell’ottica di una inevitabile riorganizzazione del Ministero degli Affari Esteri, aveva pure chiesto una verifica della ingente spesa destinata a mantenere in vita decine e decine di beni immobili (compresa luce, acqua e tutte le altre spese connesse al mantenimento di uno stabile) intestati all’Unione Italiana, chiedendo un accorpamento delle attività culturali dei connazionali in un'unica sede strategica, particolarmente nelle aree come il Buiese che vede la presenza di ben 15 edifici nel raggio di 10 km.

“Evidentemente l’on. Blažina non conosce l’attività dell’Unione degli Istriani, che non sono certo quelle di fomentare contrasti tra etnie, ma semplicemente quello di chiedere di far conoscere l’Esodo, di far rispettare la verità storica ed attribuire le responsabilità storiche accertate a quei soggetti che hanno pianificato e messo in pratica la pulizia etnica nell’ex Jugoslavia a danno degli Esuli, proprio per favorire la reciproca comprensione e lo sviluppo di rapporti seri e duraturi con tutti” chiarisce Lacota.“Ma non posso non prendere atto che non le sono note nemmeno le diverse situazioni della minoranza italiana in Slovenia e Croazia e dei costi che il nostro governo sostiene e destina specificatamente per il  mantenimento degli «immobili fotocopia» in diverse aree come il Buiese ed il Parentino, perlopiù destinati ad attività commerciali. Sono disponibile in qualunque momento ad un dibattito serio e sereno, con dati aggiornatissimi alla mano” conclude il presidente dell’Unione degli Istriani.

Verrà accolto l’invito? Staremo a vedere.

 

 UNIONE DEGLI ISTRIANI


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Lacota: bene chiusura consolati, ma riorganizzare anche le Comunità Italiane

UNIONE DEGLI ISTRIANI

LIBERA PROVINCIA DELL’ISTRI IN ESILIO

 

COMUNICATO STAMPA

Trieste, 31 luglio 2013

Soppressione dei consolati italiani di Capodistria e Spalato, l’Unione degli Istriani chiede un intervento

anche per riorganizzare le Comunità degli Italiani

Lacota: in tempi di crisi come questi è assurdo continuare a mantenere 15 comunità nel raggio di 10 kilometri, come succede nel Buiese

L’Unione degli Istriani interviene formalmente nelle polemiche scatenatesi all’indomani della decisione della Farnesina di chiudere i consolati italiani di Capodistria e Spalato, giustificando l’iniziativa del Ministro Emma Bonino rispetto alle concrete necessità di rappresentanza che le due sedi consolari possono oggi continuare ad avere. E le ragioni che il presidente Massimiliano Lacota adduce sono chiare: “Sono convinto che la decisione del ministro Bonino sia stata ben ponderata, sia nell’ottica della riorganizzazione del Ministero degli affari esteri italiano, ma anche rispetto alle effettive esigenze di mantenere due consolati in aree oggi stabilmente presenziate da investimenti italiani in diversi settori dell’economia e della finanza” spiega Lacota “e va da se che la chiusura di queste rappresentanze consentirà l’apertura di nuove sedi diplomatiche nelle capitali dei paesi emergenti dell’Asia meridionale e del Caucaso dove è necessario un coordinamento fisso. L’unica ragione giustificabile per le quali poteva esserci il bisogno di avere le due rappresentanze, e cioè la tutela della minoranza italiana, è in realtà è superata da anni oramai, e di questo il ministro Bonino ha preso atto. Mi sembra che, come accade nei paesi normali, tali funzioni possano ora venire assunte dai consoli onorari, che in Istria mi pare non manchino…”

Ma il presidente dell’Unione va oltre a questo discorso, auspicando una vera e propria riorganizzazione delle risorse destinate specificatamente al mantenimento ed alla gestione delle innumerevoli sedi delle comunità italiane nell’Istria slovena ed in quella croata.

“La necessità di ottimizzare ogni spesa razionalizzabile impone adesso anche una seria valutazione, da parte del Ministero degli esteri, dei costi sostenibili relativi al mantenimento ed alla gestione delle innumerevoli sedi delle comunità italiane in Istria” chiarisce ancora Lacota “poiché adesso si tratta di una azione improcrastinabile. Non è possibile che nel raggio di 10 kilometri, ad esempio nella zona del Buiese, vi siano ben 15 comunità, ognuna con la sua sede – i cui costi vengono sostenuti dai contribuenti italiani – con le sue dirigenze e con le sue attività. Infatti oltre a Buie, vi sono sedi di comunità prestigiose a Momiano (distante 5 km), Castelvenere (distante 5 km), Grisignana (distante 8 km), Piemonte (a 9 km), Sterna (a 9 km), Stridone (a 10 km), Crassiza (a 8 km), Verteneglio (a 4 km), Villanova di Verteneglio (a 6 km), Matterada (a 5 km), San Lorenzo-Babici (a 7 km) Cittanova (a 10 km), Umago (a 10 km), Salvore (a 10 km)!”

Lacota continua poi con altri esempi di concentrazione, citando anche la parte slovena dell’Istria.

“Nella zona centro meridionale dell’Istria abbiamo attorno a Parenzo, per esempio, nel raggio di 10 km, altre 6 comunità, nella zona di Pola, sempre nel raggio di 10 km altre 3 comunità ed una concentrazione fortissima anche nella zona costiera ora slovena: in pochissimi kilometri troviamo le sedi delle comunità di Capodistria, Crevatini, Bertocchi, Isola (qui ce ne sono ben due) e Pirano, ben 5 dunque” ha spiegato ancora Lacota, che conclude con un auspicio a beneficio di tutti: “Bisognerebbe rivedere i costi e concentrare le attività delle varie comunità in un'unica sede rispetto al territorio circostante. Del resto, nemmeno le comunità degli sloveni nella Venezia Giulia non hanno mai preteso una edificio per ogni singolo paese o villaggio, altrimenti solo nel Comune di San Dorligo avremmo ben 26 sedi diverse, da Crociata di Prebenico a Draga S. Elia e fino a  San Giuseppe!”.

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E’ morta Maria Pasquinelli, “eroina” degli esuli istriani che uccise a Pola il generale De Winton

Comunicato Stampa

Trieste, 4 luglio 2013

 E’ morta Maria Pasquinelli, “eroina” degli esuli istriani che uccise a Pola il generale De Winton

Si è spenta ieri sera a Bergamo, dove viveva da tempo, all’età di cent’anni. I Polesani aderenti all’Unione degli istriani l’avevano omaggiata a marzo portandogli un enorme mazzo di rose

Lacota: “Luminoso esempio di patriottismo, pagò nell’isolamento, abbandonata anche dalla associazioni ma non dagli esuli che la ricorderanno per sempre”

             Ha chiuso gli occhi per sempre ieri sera a Bergamo, dove da tempo viveva, la prof.ssa Maria Pasquinelli, l’insegnate originaria della Toscana che il 10 febbraio 1947, data infausta della firma del Trattato di Pace, aveva ucciso sparandogli per tre volte, il comandante della guarnigione britannica di Pola gen. Robert W. De Winton, durante la cerimonia di passaggio dei poteri sul capoluogo istriano alle autorità jugoslave.

Immediatamente fermata e condotta al comando, in tasca le venne trovato il seguente bigliettino-confessione:

“Mi ribello, col fermo proposito di colpire a morte chi ha la sventura di rappresentarli, ai Quattro Grandi i quali, alla Conferenza di Parigi, in oltraggio ai sensi di giustizia, di umanità e di saggezza politica, hanno deciso di strappare ancora una volta dal grembo materno le terre più sacre d'Italia, condannandole o agli esperimenti di una novella Danzica o con la più fredda consapevolezza, che è correità, al giogo jugoslavo, sinonimo per la nostra gente indomabilmente italiana, di morte in foiba, di deportazioni, di esilio.”


Processata davanti alla Corte Militare Alleata di Trieste, la Pasquinelli si dichiarò colpevole e spiegò le ragioni che l'avevano indotta a compiere l'attentato. Il dibattito si svolse senza tumulti né colpi di scena.
Il 10 aprile la Corte alleata pronunciava la sentenza di condanna a morte, All'invito della Corte rivolto alla Pasquinelli e al suo avvocato di appellarsi entro trenta giorni la Pasquinelli rispose:


“Ringrazio la Corte per le cortesie usatemi, ma fin d'ora dichiaro che mai firmerò la domanda di grazia agli oppressori della mia terra.“
 
 
In numerose città italiane vi furono proteste e raccolte firme richiedendo la commutazione della pena inviate sia al Governo italiano sia a quello Alleato. Il 21 maggio 1947, la pena capitale fu commutata in ergastolo e fu trasferita nel penitenziario di Perugia. Nel 1965 tornò in libertà.
I polesani dell’Unione degli Istriani furono gli ultimi ad incontrarla lo scorso marzo 2013, quando in occasione del suo centesimo compleanno le regalarono un mazzo di fiori.


“La scomparsa di Maria Pasquinelli porta con sé una pagina di storia memorabile: la sua luminosa figura di patriota e di fedele italiana, venne presto dimenticata dalla associazioni – il suo gesto venne considerato un rigurgito fascista - ma non dagli esuli che hanno visto in lei un esempio di coerenza assoluta” spiega il presidente Massimiliano Lacota “in realtà la sua storia ed il suo coraggio erano diventati scomodi”. “Negli ultimi anni, invece, in molti hanno fatto a gara per fare interviste e scrivere libercoli sulla sua vita e sulla sua storia” chiude il Presidente dell’Unione degli Istriani.

LA SEGRETERIA


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