FAMIGLIA POLESANA

Famiglia Polesana

I “Polesani” si riuniscono ogni settimana, di giovedì, alle ore 10.30, nella sala riunioni della Casa Madre, Palazzo Tonello, in Via Silvio Pellico 2, in Trieste.

La partecipazione agli incontri è estesa a tutti i nativi del Capoluogo istriano che vengono sempre accolti come vecchi, cari buoni amici. Altrettanto può dirsi per i loro parenti e per le persone al loro seguito.

In tali occasioni si parla di un po' di tutto. Ci si intrattiene con la spontaneità e il calore con cui si conversa in una bella famiglia numerosa. Ci si scambiano impressioni, valutazioni, ricordi, finendo con il destare sensazioni che avvincono e sentimenti che inteneriscono.

Il Presidente informa sulle novità, ascolta proposte, mette a fuoco programmi.

Egli, privilegiando i rapporti con la Presidenza dell’Unione degli Istriani, intrattiene contatti di viva collaborazione con le altre Famiglie di Esuli, la Federazione Grigioverde delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, la Lega Nazionale, il Comitato Martiri delle Foibe e il Libero Comune di Pola in esilio.

La Famiglia Polesana di Trieste è retta da un Consiglio Direttivo democraticamente eletto, che resta in carica tre anni ed è così composto:

Presidente: Riccardo Basile;
Vice Presidente e Tesoriere: Giuseppe Gelletti;
Consiglieri: Armida Arbelli, Guido Boico, Narciso Durin, Sergio Gelletti, Amelia Croce;
Revisori: Siviglia Arbelli, Ladislao Micovilli;
Probiviri: Armando Gelletti, Galdino Michelini.

Dispone di uno Statuto, simile a quello delle altre Famiglie, stilato in armonia con le linee guida dell’Unione degli Istriani.

L’iscrizione è aperta ai Polesani e ai loro discendenti ma può accogliere anche, previo il benestare del Consiglio Direttivo, simpatizzanti e amici. Chi vuole iscriversi può contattare:
Famiglia Polesana di Trieste - Via Silvio Pellico 2 - 34122 TRIESTE, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ogni anno, la nostra Famiglia, dedica particolare attenzione a due momenti: il pellegrinaggio ai Cimiteri di “Monte Ghiro” e della “Marina” in Pola nelle giornate dei Defunti e la celebrazione della festa del Santo Patrono, San Tommaso, nella sua ricorrenza (21 dicembre).

Ma è presente con la sua Bandiera e una rappresentanza di Soci in innumerevoli ulteriori occasioni: nelle ricorrenze patrie e allorché gli Esuli si ritrovano per onorare i propri Caduti o rivendicare i propri sacrosanti diritti tuttora disattesi.

Cenni storici della città

Pola ha origini antichissime.

Secondo la leggenda avvalorata dallo scrittore latino Plinio, sarebbe stata fondata dai Colchi, che approdarono alle nostre sponde, sfiniti da una lunga ed estenuante navigazione. Essi avevano inseguito inutilmente gli Argonauti guidati da Giasone e Medea, reduci dalla conquista del vello d'oro.

Il nome della nostra città deriverebbe da pol che significa sorgente d'acqua; infatti non lontano dalla nostra attuale Arena sgorga una polla d'acqua, elemento essenziale per il costituirsi di un luogo abitato. Secondo altri studiosi Pola vorrebbe dire città degli esuli, con evidente richiamo ai Colchi, esuli dalla Colchide, la loro patria. Si potrebbe quasi pensare ad un presagio, ad una specie di premonizione di quanto è successo in questo secolo.

La città è circondata da sette colli, come Roma, dicono orgogliosamente i polesani. La sua bimillenaria storia è un alternarsi di grandezza e decadenza, di vittorie e sconfitte, di gloria, di distruzioni e ricostruzioni, attraverso la conquista romana prima e poi bizantina, gotica, franca, veneta, la dominazione francese e quella austriaca.

Si arriva infine alle giornate della Redenzione del 1918 e alla suprema iattura del 1945 e 1947, che con il "Diktat" e l'esodo, segna il distacco, assieme all'Istria, dalla sua naturale matrice italica.

Tornando indietro nella storia, gli studiosi affermano che mancano notizie storiche su Pola fino al 44 a.C., quando fu presa e saccheggiata dalle truppe liguri fedeli a Cesare, perché la città aveva appoggiato i pompeiani Bruto e Cassio, uccisori di Cesare.

Ottaviano Augusto, figlio adottivo di Cesare, e primo imperatore romano, la volle chiamare Pietas Julia, sia come segno di pietà, avendola risparmiata per aver parteggiato con i pompeiani, sia come segno di devozione in memoria di Cesare.

Ad ogni modo Augusto la fece oggetto di cure particolari pensando alla sua importanza militare e al suo bellissimo porto.

I cittadini ebbero i diritti della cittadinanza romana e Pola fu cinta da mura con dodici porte sul mare e cinque verso terra.

Arrivò così ben presto all'apice della sua grandezza e al primato sulla penisola istriana.

Purtroppo, dopo essere assurta al massimo splendore cominciò una lenta ma costante decadenza.

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, Pola con tutta l'Istria, venne in dominio degli Eruli di Odoacre, degli Ostrogoti di Teodorico e subì l'assalto dei Visigoti, comandati da Alarico.

Subentrarono poi i Bizantini con Belisario. In seguito Pola entrò nell'Esarcato di Ravenna.

Con l'Editto di Costantino del 313 d.C. la Chiesa poté finalmente uscire allo scoperto; è molto probabile che il Cristianesimo fosse penetrato a Pola già in epoca precedente.

Nell'VIII sec. Pola con l'Istria fu invasa dai Longobardi, fino al sopraggiungere dei Franchi guidati da Carlo Magno.

Con l'avvento del feudalesimo Pola perse d'un tratto la sua libertà municipale e non fu più capitale.

La situazione migliorò dopo il Placito del Risano (804) al quale Pola prese parte quale "città", respingendo ogni servilismo feudale.

Nell'anno 1000 sbarcò a Pola accolto trionfalmente il Doge veneziano Pietro Orseolo che stava per accingersi ad una spedizione contro i pirati.

La presenza di Venezia in Istria divenne motivo di un proficuo commercio dei suoi prodotti e del suo sale.

Negli anni seguenti però le mire di Venezia tendevano a tramutarsi in dominio totale del territorio costiero, soffocando così ogni iniziativa commerciale delle cittadine istriane.

Pola volle reagire contro la Serenissima ma fu sconfitta e dovette prestare giuramento di fedeltà. Riuscì però a mantenere la sua autonomia ed affermarsi libero Comune.

Venezia non rinunciò al suo controllo, ben conoscendo nei polesani il loro innato desiderio di libertà ed indipendenza; non pretese però il predominio totale sull'Istria.

Pola poté così dedicarsi ai traffici e commerci elevando le condizioni di vita dei cittadini.

Divenne suddita fedele di Venezia rimanendo legata alla mentalità, all'arte, alla parlata veneta, in modo indissolubile, per secoli avvenire fino alla storia recente.

Nel XIII sec. il Patriarca di Aquileia conferì la carica di capitani del popolo alla famiglia dei Sergi di Pola, poi conosciuti come Castropola. Un secolo dopo un'altra potente famiglia, i Gionatasi, ordì una congiura contro di essi e li sterminò.

Nei primi anni del 1300 il nostro sommo poeta Dante Alighieri, che conobbe l'amarezza dell'esilio,visitò la nostra città. Pola fu sempre orgogliosa di essere ricordata in quei versi memorabili della Divina Commedia ove si scolpì il confine orientale d'Italia che nessun atto politico potrà mai distruggere:



sì come a Pola, presso del Carnaro

ch'Italia chiude e i suoi termini bagna.




Nel 1600 Pola subì un terribile saccheggio da parte degli Uscocchi, ladroni al servizio dell'Austria.

Per decine di volte la città fu devastata dalla malaria e dalla peste. Uno degli attacchi di pestilenza decimò la popolazione mentre le campagne circostanti venivano ridotte in desolazione.

Con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797 entrarono in città i soldati di Napoleone, ma l'occupazione francese fu di breve durata.

Pochi anni dopo Pola divenne ufficialmente possedimento austriaco. In pochi anni divenne una munitissima base navale, fu costruito l'Arsenale Militare e la ferrovia che la univa a Trieste.

La città poté godere di un periodo di prosperità economica e di espansione urbanistica.

Però la maggioranza della popolazione, quasi interamente di origine veneta, con sentimenti sicuramente italiani, anelava al ricongiungimento della Patria Italiana, particolarmente dopo i moti e le guerre di indipendenza.

Si sentiva profondamente legata all'Italia da vincolo di cultura, tradizione, linguaggio, sentimenti e dalle relazioni commerciali con la costa adriatica, mai venute meno.

Nel 1915 scoppiò la prima Guerra Mondiale e la città che rappresentava un importante obiettivo militare, subì numerosi bombardamenti aerei.

Al termine del conflitto Pola vedeva finalmente realizzato il sogno degli irredentisti e passò all'Italia come capoluogo dell'intera provincia dell'Istria, mantenendo la sua struttura economica.

Dopo un periodo di stasi vi fu una notevole ripresa delle industrie cantieristiche che fecero da traino ad altre industrie minori; il movimento delporto era attivissimo.

La seconda Guerra Mondiale fu per Pola e l'Istria una tragedia di proporzioni immani, purtroppo quasi sconosciuta dalla gran parte del resto degli Italiani.

Il 10 febbraio 1947, data quanto mai infausta per Pola e l'Istria, fu firmato il trattato di pace, il famigerato Diktat un atto estremamente ingiusto sotto ogni aspetto: morale, culturale, storico, geografico, che non teneva in alcun conto dei sentimenti e del volere della popolazione, in più occasioni pubblicamente dimostrato. Le nostre libertà furono tradite, le aspirazioni trascurate, le speranze deluse da parte dei cosiddetti Grandi.

La tragedia di Pola culminò con l'esodo della quasi totalità dei suoi abitanti.

Questa, oltremodo sintetica e per elementi essenziali, è la storia di Pola attraverso i secoli.

Ma adesso è tempo di presentare la città per se stessa con i suoi insigni monumenti, con le sue caratteristiche.

I polesani ricordano con nostalgia il loro mare unico al mondo, trasparente come il cristallo.

Le spiagge rocciose, da Saccorgiana a Valcane, a Stoia, offrono uno scenario di una bellezza incomparabile.

Ma oltre alle bellezze naturali la città è ricca di capolavori d'arte.

Il Duomo, a tre navate, è dedicato alla B.V. Assunta. Fu più volte danneggiato e restaurato.

La splendida e solenne chiesa di San Francesco è in stile tardo-gotico evidenziato nella facciata dal portale e dal rosone.

Della famosa basilica di S. Maria del Canneto, eretta per volontà dell'arcivescovo di Ravenna, che era istriano, si è conservata solo la cappella destra.

Tutta in bianco calcare si eleva la bella chiesa di S. Antonio di Padova di stile romanico. Fu inaugurata nel 1931; accanto sorse il convento e lo snello campanile.

Il Santuario della Madonna delle Grazie a Siana. Ha un parco frondoso e romantico; a primavera si riempie di viole e ciclamini. E' stato sempre un richiamo caro ai polesani.

Sul lato meridionale del porto troneggia il tempio della Madonna del Mare. E' un monumento di insigne valore artistico. All'esterno è a fasce bianche e rosa, all'interno splende di marmi e mosaici. La cappella del Battistero venne trasformata in Famedio del Marinaio Italiano.

In piazza al Foro si trova il Tempio d'Augusto. E' un monumento di grande eleganza nell'insieme e di finitezza nei dettagli. Ha sei colonne corinzie con elegantissimi capitelli.

E' dedicato a Roma e a Cesare Augusto, padre della Patria.

Nella piazza si può ammirare il Palazzo del Municipio. Dietro il tempio lo sguardo corre al porto.

A Port'Aurea si erge l'Arco dei Sergi, monumento di squisita eleganza, uno dei più raffinati archi romani di epoca augustea. Fu studiato ed ammirato anche da Michelangelo Buonarroti.

Ma il monumento più importante, simbolo di Pola, che i polesani ricordano con affetto ed orgoglio, è l'Arena. E' l'unico anfiteatro romano a tre ordini, che ha il privilegio di aver conservato integro il suo mantello esterno, mirabile per imponenza e leggerezza di forme. Secondo la tradizione l'Arena fu eretta nel 64 d.C. dall'Imperatore Vespasiano che volle offrilo alla sua bellissima liberta polesana Cenide, che teneva come moglie.

Secondi i rilievi del prof. Mario Mirabella Roberti sembra invece che l'Arena sia stata costruita dal figlio di Vespasiano, Tito, dal 79 all'81 d.C.

L'Arena sorge in un punto dominante che sovrasta il porto e dà il benvenuto al visitatore che entra a Pola sia da terra che dal mare.

Ma chi arriva dal mare, entrando in porto, ha l'impressione che l'Arena gli venga incontro sulle acque, con un effetto magico e sorprendente.

Questi sono i monumenti più importanti di Pola. Roma e Venezia hanno lasciato radici profonde nell'animo dei polesani nei quali, sebbene quasi tutti lontani dalla loro amata città, vi è sempre un sentimento profondo di attaccamento per tutto ciò che li lega al glorioso passato.

Una terra straniera non suscita nessun sentimento nella persona che vi abita, perché è una terra senza passato e non si può volerle bene.

Vuole bene alla propria terra chi, pur lontano da essa, la ricorda nel passato e nel presente e la porta con sé, dentro di sé, per sempre.


Armida Arbelli