FAMIGLIA PISINOTA

PISINO

Dagli scritti della prof.ssa Nerina Feresini e da “ Storia documentata della Contea di Pisino” di Camillo de Franceschi.


CENNI GEOGRAFICI

Pisino è stata definita il cuore dell’Istria per la sua posizione al centro della penisola. Le sue case si adagiano in un’ampia conca, a circa 250 metri di altitudine, incoronata da verdi colline, con sullo sfondo, a est, la mole tondeggiante del Monte Maggiore ( m. 1400 ), propaggine delle Alpi Giulie.

Il terreno, di natura carsica, sprofonda in un’ampia voragine chiamata foiba (dal latino fovea) a 180 metri di profondità; in essa penetra e si inabissa nel sottosuolo, dopo aver attraversato la conca, il torrente FOIBA (….l’ acqua di un torrentaccio, alimentato dal confluire di ruscelli delle convalli…. da ” Storia della Contea di Pisino ” , pag. 177 ).

La parete di nuda roccia, che sovrasta l’imboccatura della caverna (voragine Martel), presenta delle fenditure abbastanza vaste, nidi naturali per i colombi. Inoltre, proprio davanti all’imboccatura, il torrente incontra un dislivello, per cui forma una cascata di circa 5 metri. Durante le esplorazioni all’interno della cavità, effettuate nel secolo scorso, sono stati scoperti laghetti profondi, gallerie, grotte. All’esterno, là dove la parete è meno ripida, crescono alberi ed arbusti e fiori delle varie stagioni (bucaneve, primule, viole, iris, ciclamini). Il curioso fenomeno geologico del torrente Foiba suscitò l’interesse di numerosi studiosi e la fantasia di Giulio Verne, che immaginò il suo Mattia Sandorf, prigioniero nella rocca, fuggire attraverso il percorso sotterraneo del Foiba, per uscire sulla costa occidentale della penisola.

Le caratteristiche morfologiche e la centralità di Pisino all’interno dell’Istria influiscono sul suo clima, caratterizzato da inverni umidi e rigidi, da abbondanti precipitazioni e da estati calde. Caratteristica è l’uscita della nebbia al calar della sera nelle giornate invernali, provocata dalla diversità di temperatura tra la voragine e il paesaggio circostante; e prima del suo dissolversi ( quasi un rientro nella caverna sotto l’effetto dei raggi del sole al mattino ), un’impalpabile coltre di bambagia copre tutta la conca in cui sorge la città, della quale emerge solo la punta del campanile più alto.

Il torrente va soggetto a periodici ingrossamenti per cui invade le zone circostanti; le cause risalgono alle prolungate precipitazioni e alla temporanea occlusione della caverna.




CENNI STORICI.


Nel codice diplomatico di Pietro Kandler è riportato un documento del 983 molto importante: è la conferma da parte di Ottone II, imperatore di Germania, della donazione del “CASTRUM PISINI” fatta nel 929 da Ugo di Provenza, re d’Italia, ai vescovi di Parenzo. Lo possiamo considerare un atto di nascita, perché è la prima volta che il nome di Pisino è citato ufficialmente. La donazione probabilmente si riferisce al solo castello che sovrasta l’orlo del precipizio, con cui forma un’unica parete e attorno al quale si forma il primo nucleo cittadino. Un successivo documento del 1060 testimonia il passaggio alla chiesa di Parenzo di un ampio territorio circostante, piuttosto deserto e poco produttivo, compresi il borgo fortificato di Pisinvecchio e la diocesi di Pedena. Questa risulta essere la più piccola diocesi con solo 12 parrocchie e dura fino al 1788. I vescovi, quando e se vi arrivano, preferiscono soggiornare a Gallignana, a tre chilometri da Pedena e 100 metri più elevata. Pisinvecchio, di antichissime origini perché castelliere prima, fortilizio romano poi, appartenente al Patriarcato di Aquileia con rango di città, fu certamente un centro plebanale, poiché un documento papale del 1178 lo distingue da Pisino: “ ecclesiam de Pisino maiore et minore cum capellis suis ” .

Quando il vescovo di Parenzo incarica Mainardo di Schwarzenburg di ripopolare il territorio (1150-1160), quest’ultimo, oltre ad eseguire l ‘ordine ricevuto, fonda la Contea di Pisino o Contea d’Istria. Dopo essersi impossessato dei beni ecclesiastici, diventa egli stesso conte per nomina imperiale. La Contea passa poi in eredità alla figlia Matilde, sposa del conte di Gorizia, ma mantiene una propria amministrazione feudale.

Alla morte dell’ultimo conte, nel 1374 Pisino ed il suo territorio, ampio e montuoso, passano sotto la diretta amministrazione della Casa d’Austria: la Contea diventa un’appendice austriaca incuneata nell’Istria veneta.

Dal 1380 viene venduta per ben 21 volte, finché nel 1760 la Contea viene acquistata dal conte di Montecuccoli degli Erri di Modena, inviato straordinario del duca di Mantova alla Corte dell’imperatrice Maria Teresa. Egli ne rimane in possesso fino al 1848 quando, con l’abolizione del sistema feudale, i Montecuccoli vengono privati degli utili della Contea con un indennizzo di 240.000 fiorini. Rimane loro la proprietà del castello, la fattoria di Lovrino, alcuni campi coltivati e boschi. I diritti giurisdizionali e fiscali passano allo stato.

Nella vita della Contea attraverso i secoli si trova un continuo succedersi di avvenimenti: tra questi si ricordano la sua appartenenza per un solo anno alla Repubblica di Venezia, il suo acquisto da parte del bergamasco, suddito austriaco, Alessio Mosconi, grande benefattore ( la cui opera rimase attiva fino ai nostri giorni), il successivo acquisto da parte dei fratelli Flangini, diventati veneziani dopo l’ invasione di Cipro da parte dei Turchi, l’appartenenza alle Province Illiriche dal 1809 al 1813 al tempo di Napoleone, l’ uso del nome Mitterburg accanto a quello abituale da parte di feudatari tedeschi, mentre Pisinvecchio, per distinguerlo dal precedente, è citato come Obernnburg.

I cambiamenti politici sono spesso accompagnati da guerre, specie quelle del 1500, che portano incursioni, devastazioni e stragi che influiscono negativamente sulla popolazione, ritardandone lo sviluppo economico e culturale. Si rende anche necessario riempire i vuoti provocati da gravi pestilenze, che decimano i villaggi, con immigrati di origine carnica, rumena, greca, ma soprattutto slava di vario ceppo. Questi si insediano nelle zone semideserte ed hanno come punto di riferimento il centro amministrativo di Pisino, con popolazione di stirpe italica. Questa si manterrà inalterata nel tempo.

La lenta trasformazione dallo stato medievale in stato moderno porta tra l’altro la nuova divisione amministrativa del territorio in “ Circoli ” o “ Capitanati “ , e, dal 1828, Pisino diviene capoluogo di tutta l’Istria. Da ciò derivano inevitabilmente la presenza di un rilevante numero di funzionari, che prendono dimora in città, l’afflusso di genti da ogni parte dell’Istria per il disbrigo delle pratiche, e la classe dirigente, costituita dall’aristocrazia austriaca.

Pisino. nei momenti di massimo sviluppo demografico, ha in centro 3000-4000 abitanti, e raggiunge i 17000-19000 con il contado.

Nel 1800, il secolo delle grandi rivendicazioni nazionali, benché lontana dai luoghi del Risorgimento italiano, la città condivide le idee di libertà e di indipendenza delle varie regioni d’Italia e non lascia perdere l’occasione per dimostrare la propria italianità: vengono aperte scuole di ogni ordine e grado, circoli, società culturali, politiche e sportive, vengono organizzate mostre e manifestazioni, rivelando in tal modo il grado di vita culturale esistente in loco. Eminenti cittadini dirigono per lunghi anni le sorti della città, ne promuovono lo sviluppo e la rappresentano nella “ Dieta ”. Più volte il Consiglio di Amministrazione del Comune con maggioranza italiana tenta, ma invano, di ottenere il distacco di Pisino dai 19 comuni censuari cui è unito dal 1868.

Dalla seconda metà del 1800, quando l’Austria, che ama il “ divide et impera ”, favorisce in modo più esplicito l ’ elemento slavo a danno di quello italiano, Pisino, oltre che punto di riferimento, diventa centro di conquista da parte dell’etnia slava presente nella contea. Ne scaturisce una vivace reazione dei cittadini, soprattutto nel 1899. Le citate istituzioni spontanee costituiscono un mezzo per sostenere la propria lingua e la civiltà italiane: la città diventa un centro di irradiazione dell’irredentismo.

Allo scoppio della prima guerra mondiale dei volontari partono per arruolarsi nelle file dell’esercito italiano. Perdono la vita Francesco Dobrilla, Ettore Uicich ( medaglie d’argento) e Fabio Filzi ( medaglia d’oro ).

L’8 novembre 1918 la popolazione accoglie festosa i bersaglieri. L’Amministrazione italiana però dura poco ed è destinata a cessare con la fine della seconda guerra mondiale.

L’8 settembre 1943 inizia il periodo del terrore. Quando la radio annuncia l’armistizio, alla gioia dei soldati del presidio, che sperano in un ritorno a casa, si aggiunge l’apprensione dei cittadini: infatti, nonostante i patteggiamenti del cittadino Lino Gherbetti, l’ufficiale del presidio preferisce consegnarsi agli slavi che arrivano alla spicciolata. Ne consegue che il castello ospita e vede partire coloro che sono destinati alle foibe, a seguito della tristemente famosa pulizia etnica.

Il 27 settembre ed il 2 ottobre Pisino viene bombardata da aerei tedeschi e subito dopo le SS entrano in città, mettendo in fuga gli slavi e portando lutti, saccheggi, incendi. Due anni più tardi, a seguito della capitolazione della Germania, Pisino viene occupata dalle truppe iugoslave

Il Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947 sancisce il definitivo passaggio della penisola istriana alla Iugoslavia, e altresì porta l’elemento italiano della città a optare per un esodo in massa. Questo fenomeno, mai verificatosi prima in due millenni di storia, stravolge definitivamente la mappa etnica della città.

La dolorosa via dell’esilio disperde i Pisinoti in tutti i continenti.



ALTRE NOTIZIE


COMUNICAZIONI:



Nel 1876 viene aperta alla circolazione la linea ferroviaria Trieste–Pola, lunga 130 Km. con oltre 10 corse giornaliere nei due sensi.

La stazione ferroviaria ha la scritta bilingue MITTERBURG-PISINO.

Il timbro postale che dapprima era solo in italiano, nel 1900 diviene bilingue, come la stazione ferroviaria. Il servizio postale era curato dalle Malleposte, che nel 1876 viene sostituito da un servizio celere di diligenza.


ISTITUZIONI SPONTANEE.


Specialmente dopo il 1870 fioriscono in città un incredibile numero di associazioni culturali, assistenziali, politiche, ricreative: Casino di Società (1844), Società di Mutuo Soccorso(1858), Società Filarmonica (1859), Società Filodrammatica (1870 ), Società delle Biblioteche Popolari (1870), Società Alpina dell’Istria(1875), Società Politica Italiana(1884), Pro Patria(1886), Lega Nazionale(1891), Società Sussidiatrice per Studenti Poveri (1899), Società dei Veterani militari (1884), Società di Lettura e Società Calcistica(1910), Società Escursionisti Monte Maggiore (1909), Società del Tiro a Segno (1913),…tutte alimentate dai contributi dei cittadini. Alcune tra queste trasformeranno nel tempo la loro denominazione e funzioneranno fino agli anni trenta. Nel 1888 l’Associazione Pro Patria, ad esempio, istituisce l’asilo che, successivamente soppresso, viene definitivamente riaperto nel 1892 dalla Lega Nazionale.

ISTRUZIONE: si ha notizia che fin dal 1815 esisteva una scuola, di lingua tedesca.

Nel 1836 viene istituito il Ginnasio Tedesco, che per alcuni anni viene affidato ai nove frati francescani del locale convento. (Curioso il fatto che il programma di fine anno scolastico del 1851 è scritto in tedesco ma contiene il discorso in italiano tenuto da un alunno). Questo ginnasio chiude i battenti nel 1890, trasferendosi a Pola.

Nel 1899 viene istituito il Ginnasio Croato con i fondi dell’ Impero Asburgico; sempre nel 1899 apre i battenti anche una scuola superiore italiana, poi diventata Ginnasio Liceo GianRinaldo Carli, sostenuto interamente dai cittadini fin dall’inizio, e per la cui istituzione si batterono lungamente, fin dal 1872, i rappresentanti alla Dieta Provinciale. Rimane in funzione fino al 1947, quando viene chiuso definitivamente.

Nel 1920 viene aperto il Convitto Nazionale “ Fabio Filzi “ destinato ai ragazzi frequentanti il Ginnasio Liceo;

nel 1920 si inaugura la scuola di pratica agraria, preesistente in forma frammentaria;

nel 1940 viene aperto il convitto “ 18 novembre ” per gli orfani dei minatori dell’ Arsia .


All’inizio del secolo viene inaugurato il TEATRO, distrutto nel 1943 da un bombardamento tedesco.



ATTRATTIVE TURISTICHE:


Il CASTELLO DI MONTECUCCOLI, così chiamato dal nome degli ultimi proprietari, è una fortificazione irregolare con un cortile interno; edificato nell’alto Medioevo in posizione strategica probabilmente a protezione del parentino contro le scorrerie slave. Ha subito innumerevoli ristrutturazioni, perdendo le mura, che nei secoli comprendevano anche le case circostanti, il fossato difensivo e il ponte levatoio. Si trova in una posizione pittoresca su una rupe inaccessibile su tre lati. a picco sulla voragine nella quale si inoltra il torrente Foiba, e forma un tutt’ uno con la roccia sottostante. La visione più suggestiva è quella dal Belvedere che sorge in Stranga , sulla strada per Pola e Parenzo. Da lassù partiva un sentiero molto ripido, ora inghiottito dalla vegetazione, che portava fino all’ imbocco della voragine.

Il castello possedeva una cappella dedicata alla Madonna della Neve, nella quale annualmente veniva celebrata una messa il 5 agosto. La facciata d’ingresso del castello, rinnovata nel secondo decennio del 1800 anche con l’apertura di finestre, porta gli stemmi di alcune famiglie nobili che si succedettero nella signoria: casa d’Austria, Duinati, Walsee, de Pisino o di Chersano, Auersperg.

Fu risparmiato dai bombardamenti dell’aviazione tedesca, che colpì invece inesorabilmente la vicinissima e già malandata trecentesca casa dei Rapicio (il cui ultimo proprietario, non avendo eredi, si era fatto seppellire con le chiavi di casa).

A lato del castello, in posizione di difesa su uno sperone di roccia che digrada nel torrente, è visibile il portale in pietra di casa Decorte, in cui aveva avuto sede il vecchio tribunale. Si trova all’inizio della più antica strada della città, Calle dei Nobili: questa era il centro residenziale dei “ministeriali”, cioè degli ufficiali e degli impiegati amministrativi della contea.


Il DUOMO, del 1266, gode fin dall’ inizio dello status onorifico di prepositura, carica conferita direttamente da Graz o Lubiana e confermata dal vescovo di Parenzo. Questi, risiedendo in territorio veneto, assegnava compiti vicariali al preposito di Pisino in questa parte austriaca della diocesi. Dedicato a san Nicolò, ha l’abside gotica con affreschi effettuati nel 15° secolo da pittore sconosciuto, probabilmente appartenente ai laboratori artistici alpini. Nel 1700 gradualmente vengono costruite le due navate laterali e nel 1738 il sontuoso altare marmoreo barocco. Nell’abside ci sono 13 scudi in pietra con le insegne araldiche delle famiglie nobili che contribuirono al completamento delle costruzione. Dai rifacimenti ed ampliamenti settecenteschi si è salvato l’artistico tabernacolo murale, a fianco della porta della sacrestia, con decorazioni di fattura lombarda (1530).

Il campanile, alto 45 metri, costruito agli inizi del 1700, dotato di un sottopassaggio per raggiungere la chiesa, sorge staccato da questa; ha un orologio che guarda verso la città ed è posto sopra lo stemma turrito della stessa. Si dice che sia stato costruito con le pietre del torrione del castello dopo la demolizione.


La CHIESA DI SAN FRANCESCO del 1480, è annessa al convento gestito dai frati francescani, che a sua volta è circondato da un ampio parco. Alla fine del 1700, quando il convento passa ai frati tedeschi, vi funziona la scuola tedesca fino al 1873.


Non lontano dal castello sorgono due grandi edifici a più piani, risalenti al secolo scorso: quello costruito nel 1825, che doveva fornire gli alloggi alle famiglie degli impiegati, ha una loggia nella quale si svolgeva il mercato ortofrutticolo locale.

La scalinata adiacente è della stessa epoca e porta verso l’altro edificio, del 1870, destinato ad ospitare il ginnasio tedesco prima, e, dal 1899, quello croato. Dal 1920 ambedue gli edifici ospitarono il Convitto Nazionale Fabio Filzi.


Distanziato da questi e in posizione più elevata rispetto alle costruzioni più recenti, sorge l’edificio che, destinato a diventare il futuro seminario croato e rimasto incompiuto allo scoppio della prima guerra mondiale, fu ripristinato e adibito come ultima sede del Convitto Fabio Filzi.


Sul colle del Calvario, in località Stranga (così chiamata perché la strada una volta era sbarrata dalla barriera doganale), sorge la chiesetta ottagonale dedicata al Santo Sepolcro. Costruita nel 1860 su progetto dell’architetto Cipriani, è raggiungibile attraverso brevi sentieri tra i pini, in mezzo ai quali sono dislocate le 14 stazioni della Via Crucis.



Da “STORIA DOCUMENTATA DELLA CONTEA DI PISINO ” di Camillo De Franceschi (pag. 121 e seg.)


Il nuovo proprietario (conte Montecuccoli), che non aveva ancora posto piede a Pisino, volle iniziare la nuova signoria con un atto d ’ insolita liberalità, onde accattivarsi la simpatia dei sudditi. Egli destinò la dote di cinquanta ducati e il vestito da sposa a dodici oneste fanciulle bisognose che andassero a marito in un determinato giorno e fu prescelto il 15 agosto 1767, festa dell’Assunta, in cui si doveva solennizzare anche la recuperata salute dell’imperatrice e regina, uscita appena di grave malattia

Fu questo un giorno memorabile per la nostra cittadina, stando alla dettagliata relazione che ne diede al vescovo di Parenzo Gaspare Negri, il preposito di Pisino Vito Antonio Franul, nativo di Laurana. Il festoso corteo nuziale mosse dal castello alla chiesa di S.Nicolò, preceduto dalle bandiere delle quattro Comunità principali del contado, Pisino, Pedena, Gallignana e Antignana, e dalla milizia urbana in divisa, che marciava al rullo del tamburo, seguita dalle dodici coppie coi loro parroci e zuppani e coi padrini. Chiudevano la sfilata il vescovo di Pedena mons. Al Drago de Piccardi coi suoi canonici e le autorità civili col capitano Gian Paolo de Bussolotti e l’amministratore Gian Battista de Tranquilli. Spari di cannoni e mortaretti, salve di moschetteria si alternavano al suono armonico o disteso delle campane. In chiesa, dopo il canto del Te Deum e la celebrazione del multiplo rito nuziale, il preposito Franul pronunciò una forbita orazione in lingua italiana illustrando il significato della festa ed esaltando la munificenza del conte Montecuccoli, che si proponeva di venire in breve a visitare il suo nuovo dominio. Fu imbandito, nelle sale del castello, gaiamente addobbate, un grande banchetto offerto dal conte agli sposi e loro assistenti, nonché a tutte le autorità ecclesiastiche e civili, e dopo la distribuzione delle doti in tante borsette, seguì il ballo che chiuse la festa a tarda sera tra pubbliche manifestazioni di gioia, tra suoni e canti popolari.”

(curato da Maria Cliselli )

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